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Nel panorama dei musei parigini l'"Orangerie" nonostante le sue piccole dimensioni,
occupa un posto di rilievo potendo contare su più di mezzo milione di visitatori all’anno.
Costruito nel 1852, sotto il Secondo Impero, utilizzato più tardi come deposito di materiale,
alloggio per soldati e sito per le manifestazioni sportive e musicali, l'edificio venne
infine annesso al "Luxemburg", l'antenato dell'attuale Museo Nazionale d'Arte Moderna.
Il museo venne aperto al pubblico nel 1927 dopo che Claude Monet, esponente del
movimento impressionista, decise di esporvi "Le ninfee", una delle sue opere più importanti.
La parte restante dell'edificio venne destinata ad ospitare le mostre organizzate dai musei
nazionali.
Nel 1959 Domenica Walter-Guillaume, vedova del collezionista Paul Guillaume, decise di
rispettare la volontà del marito, donando la sua collezione al "Louvre". In quel
periodo però l'"Orangerie" che dipendeva, dal punto di vista amministrativo, dal
"Louvre", decise di assegnare a questa collezione un ambiente su misura. Per
rispondere a tali necessità venne quindi avviata una seconda campagna di lavori che
aumentarono di circa 1000 mq la superficie del museo permettendogli così di esporre
temporaneamente la collezione.
Tra la fine degli anni Sessanta e la prima metà degli anni Settanta il museo godette di
un momento di massima popolarità presso il pubblico soprattutto grazie al susseguirsi di
numerose mostre temporanee. Sfortunatamente però questo periodo fu interrotto non solo dal
disinteresse dello Stato che preferì concentrare i suoi sforzi economici verso le nuove
creazioni come "Beaubourg" e, più tardi, "Orsay", ma anche per l'arrivo
definitivo della collezione Walter-Guillaume che bloccò totalmente il piano superiore
riducendo la superficie espositiva.
L’"Orangerie" riaprì nel 1984 come "un piccolo museo”, esponendo al pubblico, oltre
alle Ninfee di Monet, la collezione Walter-Guillaume. Contro qualsiasi pronostico però, il
museo fu preso d’assolto da un pubblico numeroso che era attirato non solo dalla natura
delle collezioni, ma anche da quel carattere di intimità che tanto lo distingue da musei
come il "Louvre".
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